Quell’area archeologica sul Formicoso
Pubblicato da mido59 su 5 giugno 2008
Nella lotta alla discarica sul Formicoso pubblico un articolo molto interessante del prof. Nicola Fierro, ispettore onorario della soprintendenza archeologica di Avellino – Salerno – Benevento.
In esso si attesta l’esistenza, in località Pero Spaccone, di una villa rustica d’epoca romana, un’azienda agricola di notevoli dimensioni, le cui fondazioni sono ancora interrate. Nei prossimi giorni sono previsti altri sopralluoghi e tutto ciò rappresenta un validissimo motivo per continuare la nostra azione di difesa del territorio.
L’idea, già scartata nel 1995, di tornare nello stesso sito di Andretta, ora ha il sapore della rivincita o della vendetta della burocrazia. Nel 1995, varie considerazioni avevano indotto le autorità dell’epoca a scartare il sito “Piano della Guiva” scelto come discarica:
1. il sottosuolo del sito, mai monitorato geologicamente, è ricco di falde acquifere che confluiscono nel torrente Orata, nel bacino imbrifero dell’Ofanto;
2. il sito è un’area archeologica ricca di pozzi che risalgono ad epoca romana;
3. l’area, ora di nuovo prescelta come megadiscarica regionale, è il noto sito incontaminato del Formicoso prediletto da Federico II di Svevia come zona di caccia: com’è noto, l’Imperatore svevo volle chiamare il Formicoso “Monte sano” per la purezza della sua aria;
4. il promontorio del Formicoso, sito ad oltre 1000 metri di quota, è inaccessibile d’inverno per caduta d’abbondante neve e per la presenza sulla SS 303 di pericolosi strati di ghiaccio.
Adesso, il sito “Piano della Guiva” destinato a discarica, è popolato da torri eoliche che producono energia pulita: corrente elettrica. Una volta costruita la discarica, turisti e visitatori interessati all’aria pura, qui potranno ammirare uno spettacolo unico: pale eoliche roteanti su una maleodorante discarica di Stato. Intanto, si sbandiera ai quattro venti che viviamo in un “regime di libertà e di democrazia”, di libero potere gestito dal popolo. Ma in questo “regime democratico”, ora le decisioni piovono dall’alto: per l’apertura di una discarica non va rispettato un ambiente incontaminato, non va considerata la storica zona di caccia preferita da Federico II, non va tutelato un sottosuolo ricco di falde acquifere, non va salvaguardata l’archeologia: la volontà del “popolo sovrano” vale un fico secco. Basta un decreto di Stato per impiantare, in una zona incontaminata, peraltro area archeologica, una discarica contro la volontà del “popolo sovrano”, degli enti locali e degli ambientalisti.
Ora in Campania c’è l’emergenza rifiuti, creata da istituzioni rivelatesi incapaci di risolvere tempestivamente il problema della nettezza urbana. La gestione delle discariche abusive è rimasta troppo tempo nelle mani di una criminalità organizzata e di conventicole di potere interessate a gestire discariche fatte con il denaro pubblico. Solo durante le elezioni, il “popolo sovrano” è libero di votare e scegliere chi fa’mirabolanti promesse elettorali e chi proclama di avere poteri taumaturgici. Dopo le elezioni, il “popolo sovrano” è libero di blaterare e sfogare la sua rabbia contro le tutte le decisioni piovute dall’alto. Chi scrive è un ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, un consapevole ecologista: si permette di ricordare che in tale sito, in tempi non sospetti, aveva segnalato alla competente Soprintendenza un sito archeologico e che, in data 30 luglio 1995, fece un’accurata ricognizione archeologica sul Formicoso ai “Piano della Guiva” nella località prescelta come discarica. In quel sopralluogo fu accompagnato da Filomena Corvino, una contadina di Andretta, molto pratica del la zona. In un fondo agricolo sul piano di campagna potè raccogliere numerosi frammenti di tegoloni, databili ad epoca romana, ceramica a-croma e aretina molto fine, embrici ratti, grossi frammenti di anfore e di pasta vitrea.
I tegoloni, impiegati come casse di sepolture, denotano qui la presenza, in età romana, dì una necropoli, ora sconvolta dall’aratura meccanica. Tutti i reperti, qui rinvenuti, attestano l’esistenza di una villa rustica d’epoca romana, vale a dire di un’azienda agricola di notevoli dimensioni, le cui fondazioni sono ancora interrate. In questa località vi sono ancora oggi vari pozzi di forma e di struttura troncoconica. È un evidente indizio che si tratta di pozzi antichi, la cui costruzione risale ad epoca romana.
Con una relazione datata, 3 agosto 1995, chi scrive comunicò, per dovere d’ufficio; alla competente Soprintendenza Archeologica questa situazione e chiese “una tempestiva e accurata ricognizione archeologica, specie nella zona destinata a discarica regionale”. Nel corso di un secondo sopralluogo, effettuato nello stesso sito archeologico, furono rinvenuti da chi scrive, dal gen. Nicola Di Guglielmo che lo accompagnava, altro cocciame e vari pesi di telaio: tutto il materiale rinvenuto fu consegnalo alla dr.ssa Gabriella Colucci Pescatori, ispettrice, reggente la Soprintendenza Archeologica.
Erano presenti anche il sindaco di Andretta, prof. Camillo Caputo, il sindaco di Bisaccia prof. Giuseppe Mariniello e la benemerita Arma dei Carabinieri. I pesi di telaio allora rinvenuti denotano che nella villa rustica vi era anche un opificio tessile addetto alla : produzione di tessuti, calze, maglie e vestiario.
La villa romana in località Piano della Guiva o Pero Spaccone, evidentemente fu realizzata in tale zona, grazie alla presenza in loco di ricche falde acquifere, esistenti nel sottosuolo: ne sono prova i pozzi che ancora oggi hanno, come nel passato, una struttura troncoconica. Questa villa rustica sorgeva lungo una via romana trasversale (deverti-culum) che aveva come capolinea Conza: attraverso l’agro di Andretta, la via incrociava l’Appia a Bisaccia e proseguiva lungo il crinale del monte Setoleto fino a Chiancarelle e a S. Agata di Puglia.
Era una strada romana, posta a servizio della centuriazione agraria del Formicoso, fatta in età augustea: la divisione agraria antica, rilevabile con la fotografia aerea, è ben visibile anche nelle carte dell’Istituto Geografico Militare. Il toponimo Formicoso denota appunto, una divisione agraria, registrata nel catasto e nelle mappe (ager formicosus}. Lungo l’antico diverticolo (oggi anonimo tratturo), finora sono stati fatti i seguenti rinvenimenti: 1) in località Pisciolo, in un fondo di Filippo Cianciulli, vi è una necropoli, databile ad età sannitica; 2) vicino a “Pero Spaccone”, vi è anche il “Piano della Posta”: il toponimo denota che, in epoca romana, qui vi era una stazione di sosta, una mutatio (posta per cambio di cavalli); 3) in località S. Giovanni di Andretta è stata localizzata un’altra villa rustica (= azienda agricola) di epoca romana; 4) a Pedurza vi è una stazione neolitica, dove vengono rinvenute frecce litiche, e una necropoli dì epoca romana, databile tra la fine della Repubblica e il primo secolo dell’Impero (relazione del dr. Carlo Franciosi).
Durante il Medioevo, ai tempi di Aione, duca di Benevento [641-642. d.C.), l’antica via romana collegava due gastaldati: il gastaldato di Conza con quello di S. Agata di Puglia, il cui gastaldo ribelle si chiamava Marino (Erchemperto, c. 66). I resti della villa rustica, segnalata a “Piano della Guiva”, nel comune di Andretta, sono estesi su una vasta zona. Anche l’area interna, ora destinata a discarica, è ricca di ceramica acroma e di tegoloni rotti, provenienti dalla necropoli sconvolta dall’aratura meccanica: ne sono testimonianza i reperti raccolti da chi scrive. Nel corso di quella ricognizione, una busta, piena del coctiame, fu consegnata da chi scrive e dal gen. Nicola Di Guglielmo all’ispettrice Gabriella Pescatori.
Chi scrive successivamente, nel mese di settembre 1995, fece nel sito Pero Spaccone ancora un altro sopralluogo. Un’aratura meccanica, fatta da un contadino nei sito della discarica, evidenziò nei solchi freschi notevole cocciame databile ad età romana.
Ma prima dell’arrivo delle ruspe di Stato nel sito di Andretta “Piano della Guiva”, destinato a discarica regionale, è necessaria una nuova, accurata ricognizione archeologica e un accertamento tecnico accurato. Intanto, alla Soprintendenza Archeologica bisogna assegnare preventivamente i fondi per poter scavare la villa rustica: così, dopo lo scavo, i visitatori amanti dell’aria pura potranno ammirare i resti di una villa romana e gustare i miasmi della vicina discarica regionale imposta dallo Stato.
Prof. Nicola Fierro ispettore onorario della soprintendenza archeologica di Avellino – Salerno – Benevento








