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Megadiscarica sul Formicoso

Posted by mido59 su 1 agosto 2008

Riceviamo e pubblichiamo un articolo, già presente stamattina su Repubblica, di Pasquale Gallicchio, dirigente locale del PD, sulla questione discarica-Formicoso.

LA costruzione della megadiscarica sul Formicoso, nel territorio del Comune di Andretta in provincia di Avellino, riapre una questione delicata che riguarda il futuro dei piccoli Comuni, soprattutto montani. La costruzione della discarica a Pero Spaccone, nel.cuore dell’Alta Irpinia, agita le comunità non solo per il pericolo che rappresenta ma soprattutto, perché è l’ennesimo pilastro mi­nato di una costruzione già fragile. Ospedali che rischiano la chiusura ed emergenza sul territorio precaria,  povera di mezzi e attrez­zature, scuole con sempre meno bambini e crescenti aule vuote, aree industriali in cui le punte di  eccellenza annegano nel pantano dei fallimenti e dei capannoni chiusi, giovani laureati che portano in altre zone d’Italia intelligenza e risorse. Su quésto occorre riflettere e agire per riconoscere che è giunto il momento di operare un’altra programmazione delle risorse, svincolata dai numeri. Non si possono gestire reparti ne­gli ospedali montani come Bisaccia e Sant’Angelo dei Lombardi in Alta Irpinia, applicando le stesse regole di Napoli. Se la spesa sanitaria viene ripartita per numero di abitanti, allora che cosa accadrà per le nostre zone, dalle quali nel giro di pochi anni sono emigrate migliaia di persone. Se da noi si chiama il 118 in buona parte dei paesi arriva a casa un’ambulanza con dei volontari, senza attrezza­ture salvavita, come può essere un defibrillatore. La scure dei tagli chiede capitoli di spesa da taglia­re? I manager obbediscono, non importa che gli anziani per sotto­porsi a un elettrocardiogramma dovranno aspettare tre mesi. A loro importa presentare le cifre, che poi le stesse siano ottenute con la cancellazione di servizi, di chiu­sura di reparti, di lunghe liste di at­tesa poco importa. Quindi, nell’a­nimo degli altirpini c’è questo e non solo la discarica che è una sto­ria lunga quindici anni, nella qua­le l’opposizione alle diverse cari­che di polizia, le assemblee popo­lari, le riunioni istituzionali, le promesse della politica sono state le cose più visibili di una vicenda che conserva in sé molti lati oscu­ri, a iniziare dal perché qualcuno ha scritto per la prima volta il no­me Formicoso come località ido­nea per uno sversatoio e che nel corso degli anni ha trovato l’ap­provazione di istituzioni e politici. A nulla è bastato piantare sulle nostre colline centinaia di piloni eo­lici, illudere che il nostro territorio sarebbe stato valorizzato per que­ste finalità. Sì, perché la zona del Formicoso è sede di diversi im­pianti che sfruttano il vento. Siamo la zona d’Italia a più alta concentrazione di campi eolici, attra­versata  dall’elettrodotto d’alta tensione  Santa Sofia-Matera e nella quale a poche centinaia di metri dalla discarica sarà realizza­ta una centra  elettrica di trasferenza della società Terna, che oltre a convogliare l’energia prodotta da tutti i campi eolici presen­terà un’area di pericolosità, per il campo magnetico prodotto, di ol­tre 50  metri. Gli irpini hannp ac­cettato, non per l’indennizzo, ma perché senza di essa si assistereb­be a una impossibilità di portare in rete nazionale l’energia pro­dotta da tutti i campi eolici. Pen­savamo che questi sacrifìci ba­stassero, che il nostro contributo alla collettività risiedesse nel do­nare le nostre risorse e la nostra natura incontaminata a un pro­getto di crescita utile a migliorare la qualità della vita di tutti gli abi­tanti della Campania, anche di quei napoletani che svogliati di fare la raccolta differenziata non si preoccupano dei rifiuti prodotti, tanto nei loro ragionamenti emerge una certezza: saranno smaltiti nelle montagne delle zone interne dove dopo Ariano Irpino, sversatoio per due anni di tut­ta la regione, è entrata in funzione Savignano e adesso Andretta, per una provincia che produce soltanto il 5 per cento dei rifiuti cam­pani. Adesso basta. Del resto è inutile nascondere la rabbia che si prova in questi momenti. Le co­munità di Andretta, Bisaccia, Lacedonia, Calitri, Aquilonia, Valla­ta, cuore di quell’Irpinia calpesta­ta e tante altre, sono pronte ad ag­giungere pagine di eventi a una storia iniziata con l’occupazione delle terre dal 1945 al 1950, quan­do il Formicoso fu teatro di arresti e persecuzioni contro quei conta­dini che difendevano la_terra, uni­ca speranza per il futuro. Quei drammi laceranti, quei dolo­ri che ti trapassano l’anima, quel­la dignità difesa dai moschetti dei soldati, quella libertà tutelata dall’oppressione dello Stato, scorro­no nelle nostre vene e siamo pron­ti a onorare la nostra storia, con forme democratiche di lotta; se sulla nostra pelle si vuole ancora scrivere la condanna di essere considerati luoghi a bassa densità abitativa dove, perciò, tutto è possibile realizzare perché tutto sta morendo. Perciò, non siamo di­sponibili a un regime di polizia, dove i sindaci vengono imbava­gliati, i cittadini espropriati del di­ritto di protesta democratica. Pur se nelle nostre comunità si regi­stra un grande sconforto, di certo non diventerà un vantaggio per quanti saccheggiando le nostre dispense sanno bene che regnerà la fame. La rassegnazione per noi non è un fatto compiuto.

                            gallicchiopasquale@libero.it    Pasquale  Gallicchio    

                                                                                                              

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