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Chi ripagherà i sacrifici per la nostra Irpinia

Posted by mido59 su 6 settembre 2008

Quando leggo un articolo che mi colpisce particolarmente per i suoi contenuti, non riesco a fare a meno di segnalarlo e farlo conoscere anche ad altri. Stamattina ne ho letto addirittura due che meritano di essere pubblicati perchè non fanno dietrologia ne cercano di strumentalizzare politicamente l’avvenimento ma cercano di parlare con onestà del problema discarica.

Il primo articolo è di Giuseppe Solimine:

“Aderisco volentieri alla iniziativa avviata dal “Corriere”, perché aiuta a rafforzare il rapporto tra le persone ed i loro rappresentanti territoriali e contribuisce a costruire unanimità di intenti intorno al principio della tutela delle aree interne, ma sottolineo che la vera questione non è soltanto questa: dire “no” al Formicoso; motivando quella scelta con argomentazioni fondate e sacrosante, potrebbe significare spostare il problema in un’ altra area, nella quale altre persone potrebbero essere legittimate ad opporsi, come è già accaduto dal 1995 ad oggi.

Ed allora, il vero problema è l’organizzazione del servizio per uscire da una emergenza, che rischia di essere infinita. Il Consiglio provinciale ha provato ad offrire soluzioni tecnicamente valide e politicamente condivise per concorrere a superare gli ostacoli presenti nella gestione dei rifiuti, prevedendo benefici per le popolazioni che avessero scelto – senza imposizione -di offrire la propria disponibilità per l’attuazione del programma, ma quello sforzo è risultato vano, perché – con pervicacia – si continua a ritenere che il problema si possa affrontare individuando di volta in volta un buco nel quale depositare i rifiuti, facendo bene attenzione a non coinvolgere nel toto-siti le aree più popolose o gestite dalla criminalità.

Il principio da seguire è quello della provincializzazione perché è l’unico che garantisce l’equa distribuzione del peso dei rifiuti: ogni provincia raccoglie e smaltisce solo i rifiuti prodotti da quella entità territoriale. Quel principio è ancora più fondato per la provincia di Avellino, se si considera che l’Irpinia produce una quantità molto residuale rispetto al contesto regionale e metropolitano e che i comuni dell’Alta Irpinia, dove il governo nazionale ipotizza la discarica, sono i più virtuosi in Campania in fatto di raccolta differenziata. Certamente, l’lrpinia sconta anche l’assenza di validi rappresentanti, fortemente radicali con il territorio, che a livello regionale e nazionale avrebbero potuto continuare a difendere un’area, l’lrpinia, oggi esposta ai quattro venti. Il sacrificio patito dagli abitanti di Ariano Irpino, Savignano Irpino e di tutta l’Ufita non è servito a nulla, in termini di programmazione, perché ha soltanto ritardato l’assunzione di precise responsabilità. Per Pustarza non sembra adeguata la linea del ristoro ambientale, che lega l’entità del risarcimento al conferimento dei rifiuti, perché persegue l’obiettivo di arginare temporaneamente una sofferenza, ma non risolve assolutamente nulla. Il governo nazionale, con la stessa determinazione con la quale ha individuato Pustarza ed intende procedere per le altre discariche, deve affrontare il disagio causato alle popolazioni, garantendo vere e stabili occasioni di lavoro per i giovani, che subiscono più di altri il danno permanente derivante dalla presenza degli impianti. Negli ultimi anni la decisione di destinare a sversatoio le nostre zone interne ha contribuito ad accentuare l’emigrazione dal sud verso il nord, con le ulteriori ed immaginabili conseguenze. Certo, la salute e la sicurezza non si monetizzano, ma una volta che si è deciso di procedere con il ristoro ambientale, quella linea deve essere coerente ed efficace: tra qualche giorno la discarica di Pustarza sarà piena, scatterà l’ennesima emergenza dell’emergenza che porterà ad altre soluzioni di imperio e all’abbandono delle aree finora utilizzate con le popolazioni impoverite e l’ambiente devastato. Non si può continuare ad agire così: la sottoscrizione del Manifesto, che ha riscosso un importante segnale di partecipazione, testimonia la presa di coscienza di tutti rispetto ad un grave problema, che dal 1995 sta ossessionando le persone, e rappresenta una sollecitazione civile e generale a trovare la via d’uscita, come accaduto nelle altre regioni italiane.”

Giuseppe Solimine – Presidente Comunità Montana Valle Ufita
 

 

 

 

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