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Capossela si confida con “la Repubblica.it”

Posted by mido59 su 16 novembre 2008

Da un’intervista a Repubblica
VINICIO CAPOSSELA

“Volevo diventare un cantante confidenziale”

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SIMONE VALI
LE CANZONI DELLA CUPA

Simone Vali. Vorrei sapere quanto è stata importante la musica popolare, soprattutto del Meridione e in particolare Irpina. Non poco, a sentire il concerto del Formicoso…
Capossela. Ho iniziato da tempo a scrivere un lavoro che si chiama “Canzoni della Cupa”, che per diversi motivi non ho pubblicato. Bob Dylan della musica tradizionale diceva che non ha nulla di rassicurante ed è fatta di spine, di creature notturne, di sangue, di cose misteriose. La penso allo stesso modo e scelsi quel titolo pensando alla parte del Meridione dove il sole non batte quasi mai: spesso è lì che si verificano le apparizioni più misteriose, frutto anche dell’immaginario popolare. In questo ho avuto la fortuna di conoscere e di fare anche qualche concerto con un grande maestro come Matteo Salvatore di Apricena, vicino Foggia, che purtroppo è scomparso tre anni fa. Credo che sia stato una figura unica nella musica tradizionale, che in molti altri casi è troppo influenzata da stilemi folkloristici che io non amo. Mentre amo profondamente la verità disadorna che viene tramandata, che c’è dietro la radice. Matteo Salvatore, con la sua voce e la sua chitarra, è stato il più straordinario cantore dello sfruttamento della civiltà contadina. E queste “Canzoni della Cupa” mi è sembrato giusto proporle nel concerto per il “Formicoso”, per dare voce a quella terra mitica, un luogo di grano, di vento, di silenzio. È il posto dove si raccoglie la maggior parte del grano della regione, e la scelta di realizzare lì una megadiscarica non tiene in nessun conto le ragioni del territorio. Al di là del fatto che la politica dell’emergenza in tema di rifiuti non porta da nessuna parte.
Leggi tutta l’intervista

di Pietro D’Ottavio
“Dal secondo disco in poi le canzoni si sono allargate a ventaglio con atmosfere meno notturne: la risacca l´ombra, l´asfalto…”

1. UN PERCORSO ECLETTICO
Il più eclettico tra i cantautori italiani, Vinicio Capossela, traccia un bilancio della sua vita artistica nel pieno del tour di presentazione del nuovo album “Da Solo”. Ecco il racconto dell’incontro con i lettori di Repubblica, ospiti della Casa del Jazz del Comune di Roma.

Repubblica. Il suo esordio, 18 anni fa, con “All’una e trentacinque circa” fu fulminante…
Capossela. Il titolo, a proposito del fatto che siamo alla Casa del Jazz, lo presi da un grande standard come Round Midnight, ma siccome le storie che succedevano a me non erano così altisonanti come lo è la “mezzanotte”, ho scelto un orario un po’ più laterale…

Repubblica. Un disco che ha aperto la strada a un cammino caleidoscopico che poi si è snodato tra canzone d’autore, suoni e testi fuori dagli schemi, echi circensi, frammenti etnici del Meridione, dei Balcani, della provincia americana…
Capossela. In realtà la mia idea era quella di diventare un cantante confidenziale, qualcuno che traesse qualcosa dalla vita e facesse chiedere alla gente se quello che raccontavo fosse successo anche a me. E io facevo in modo che mi fosse successo! Questo era il mio approccio nei primi due dischi, soprattutto in “All’una e trentacinque circa”… Il tutto con un clima da canzone “notturna”, “al chiuso”, ideale per concerti in luoghi raccolti, con il pianoforte al fianco di strumenti della tradizione jazzistica come contrabbasso o sassofono… Nel secondo disco, “Camera a Sud”, le canzoni si sono un po’ come allargate a ventaglio: si sono introdotte atmosfere meno notturne e la forma della “serenata”. Sono arrivati elementi esterni come la risacca del mare, l’ombra, il sole, il vento… e poi, successivamente, sempre più asfalto! “Il ballo di San Vito”, che è del ’96, per quanto mi riguarda ha coinciso con la stagione in cui “la pietra rotola e non ci si forma mai il muschio sopra”…

Repubblica. Il famoso proverbio inglese che ha ispirato Muddy Waters, Dylan, Rolling Stones…
Capossela. Questo è più un detto di mio padre, che è di Calitri, nell’alta Irpinia… Lui lo cita quando parla della sua gioventù, “segnata” dalle canzoni di Salvatore Adamo e Adriano Celentano: erano i primi anni ’60 e nelle sue migrazioni sul treno arrivò ad Hannover, dove nel ’65 sono nato io… Ecco, nella seconda metà degli anni ’90 facevo fatica a dare l’indirizzo di casa, davo direttamente la targa dell’automobile! Infatti il successivo disco dal vivo l’ho chiamato “Liveinvolvo”. Poi sono arrivate altre avventure, ispirate da storia, geografia e scienze del Vecchio Continente, ad esempio del “fronte” greco-turco: parlo di “Canzoni a manovella”. Invece “Ovunque proteggi” è un disco sull’uomo nel suo essere “niente sotto al sole”, che prende spunto dalle pietre della Bibbia, da figure mitologiche come il Minotauro… una storia sull’uomo nei suoi rapporti con l’esterno, al contrario di questo ultimo disco “Da solo”, che parla dell’uomo nei rapporti con l’interno.

Repubblica. Un lungo percorso in cui c’è stato spazio anche per diramazioni e progetti che non sono finiti su disco…
Capossela. In effetti i dischi sono solo una parte di quello che può fare un musicista, poi ci sono i progetti che trovano la loro realizzazione dal vivo, come quello con Mario Brunello sulla messa in musica delle “lamentazioni” tratte da Michelangelo o il più recente spettacolo sulle storie di marinai, profeti e balene.

2. MASSIMO LONA
SU PAOLO CONTE E TOM WAITS

Massimo Lona. Il successo e gli accostamenti a Paolo Conte o Tom Waits, hanno influito sui tuoi testi e sulle scelte dei luoghi dei concerti (prima suonavi al Palladium, ora sei atteso al Sistina)?
Capossela. Ho bellissimi ricordi del Palladium all’Ostiense, all’epoca di concerti di “Canzoni a Manovella” era il locale più londinese di tutta la città, a due passi dal Gazometro. Il teatro Sistina ha una grande tradizione di varietà e l’ho scelto perché il “Solo Show” si avvicina a quella dimensione, con in scena un maiale a due teste, una gabbia, un mago, questo enorme organo Wurlitzer. Per quanto riguarda Tom Waits, il concerto che ho sentito al premio Tenco quando avevo vent’anni ha sicuramente cambiato la mia vita. È un artista che ho sempre ammirato e all’inizio ha avuto il suo influsso. Con Paolo Conte l’accostamento è scattato per il fatto che suono il piano e canto in italiano, oltre che per il fatto che nei primi dischi ho lavorato con alcuni dei “suoi” musicisti come Antonio Marangolo e Jimmy Villotti. E con il suo produttore, Renzo Fantini. Ma la differenza sostanziale è che Paolo Conte è un avvocato e io spesso ho avuto bisogno di avvocati…! In più la lista degli artisti da cui trai uno spunto diventa sempre più vasta: solo per parlare degli italiani ho sempre stimato moltissimo Fabrizio De Andrè, Piero Ciampi, Matteo Salvatore, Renato Carosone… Come diceva proprio Tom Waits, la musica è un po’ come i secchi d’acqua che ti passano e riconsegni quando si organizza una catena umana per spegnere un incendio: appena ti arriva la devi ripassare.

3. CARMINE COLELLA
DALLA MORNA AL GIGANTE


Carmine Colella.
Sei passato dalla morna al tango, dalle canzoni a manovella fatte di storie di pugili e contrade ai racconti di religione e minotauri… Fino al “Gigante e il Mago” del nuovo album. Come si spiega il tuo eclettismo?
Capossela. Per non cadere nella tentazione di accontentare quella parte del pubblico che vorrebbe ascoltare qualcosa di simile a quello che è stato fatto in passato è importante mantenere viva la curiosità e la capacità di innamorarsi di nuovi spunti artistici. La mia musica è stata finora molto al passo con la mia vita e con le cose che mi hanno “posseduto” più che conquistato. Quando ero più giovane ero veramente arso da quelle musiche che ti fanno subito accendere una sigaretta quando le ascolti: come il rebetico greco, una voce come Chavela Vargas o Jimmy Scott. Insomma mi piace la musica “d’assenza”, come mi piacciono i suoni del fantastico… Tante cose diverse, probabilmente perché è la vita stessa ad essere così eterogenea.

4. MICOL BRIZIOBELLO
I FREAKS DEL SIDE SHOW

Micol Briziobello. Vedendo il videoclip di “Il gigante e il mago” ho avuto la sensazione di trovarmi a metà strada tra una scena del film “La strada” con Giulietta Masina e un quadro di Chagall…
Capossela. Questo piccolo film, realizzato da Gianfranco Firioli, nasce dalle storie di Christopher Wonder, un mago di Los Angeles che si è ispirato molto a Houdini e al vecchio modo di fare lo spettacolo, e di Marco Cervetti che invece sta a Mosca… E poi c’è questo fiabesco, fantasmagorico organo Mighty Wurlitzer che abbiamo ripreso in Arizona. L’ispirazione complessiva comunque non c’entra molto con il circo di Fellini che è italianissimo. C’è invece l’immaginario tutto americano del “side-show”, una branca del circo Barnum dove c’erano le esibizioni dei freaks, le stranezze… e poi l’illustrazione delle attrazioni è anche metaforica e rimanda ai mostri che abbiamo dentro e al voyerismo che ci spinge a vederli.

5. SIMONE VALI
LE CANZONI DELLA CUPA

Simone Vali. Vorrei sapere quanto è stata importante la musica popolare, soprattutto del Meridione e in particolare Irpina. Non poco, a sentire il concerto del Formicoso…
Capossela. Ho iniziato da tempo a scrivere un lavoro che si chiama “Canzoni della Cupa”, che per diversi motivi non ho pubblicato. Bob Dylan della musica tradizionale diceva che non ha nulla di rassicurante ed è fatta di spine, di creature notturne, di sangue, di cose misteriose. La penso allo stesso modo e scelsi quel titolo pensando alla parte del Meridione dove il sole non batte quasi mai: spesso è lì che si verificano le apparizioni più misteriose, frutto anche dell’immaginario popolare. In questo ho avuto la fortuna di conoscere e di fare anche qualche concerto con un grande maestro come Matteo Salvatore di Apricena, vicino Foggia, che purtroppo è scomparso tre anni fa. Credo che sia stato una figura unica nella musica tradizionale, che in molti altri casi è troppo influenzata da stilemi folkloristici che io non amo. Mentre amo profondamente la verità disadorna che viene tramandata, che c’è dietro la radice. Matteo Salvatore, con la sua voce e la sua chitarra, è stato il più straordinario cantore dello sfruttamento della civiltà contadina. E queste “Canzoni della Cupa” mi è sembrato giusto proporle nel concerto per il “Formicoso”, per dare voce a quella terra mitica, un luogo di grano, di vento, di silenzio. È il posto dove si raccoglie la maggior parte del grano della regione, e la scelta di realizzare lì una megadiscarica non tiene in nessun conto le ragioni del territorio. Al di là del fatto che la politica dell’emergenza in tema di rifiuti non porta da nessuna parte.

6. IL LUNGO TOUR

Repubblica. Molti anche i lettori che hanno scritto domande ma non sono potuti intervenire. Come Lorenzo di Rimini che vuole sapere se nel tour ripeschi vecchie canzoni che non suoni da un po’ e come sarà l’atmosfera dei concerti.
Capossela. La scenografia dello spettacolo cerca di riprodurre quell’accampamento di stranezze che è il “Side Show”. Musicalmente abbiamo un trombone, un basso tuba e altri strumenti che ci aiuteranno a suonare in forma solenne, da “inni”, alcuni brani come “All’una e trentacinque circa”. Ne ho in mente una versione fatta con un piccolo piano da saloon e tutti i musicisti intorno che suonano strumenti diversi dai loro: il contrabbassista potrebbe suonare l’ukulule… “Da solo” è imparentato con i vecchi brani al piano e anche con qualcosa di “Canzoni a manovella”, di cui conto di realizzare una versione di “Bardamu”, anche perché mi sono comprato una vera sirena antiarea: sarà divertente azionarla prima dell’inizio del brano…

Repubblica. Dopo aver suonato in America e in Europa con grande successo, ora il lungo italiano tocca Parma (venerdì 14), Cuneo (sabato 15), Casale Monferrato (lunedì 17), Bergamo (il 18), Catanzaro (il 22), Ancona (24 e 25), Piacenza (27), Brescia (28), Livorno (30). E a dicembre Lucca (il 1°), Bologna (3 e 4), Prato (8), Lecce (11 e 12), fino al nuovo anno partendo da Torino il 26 e 27 Gennaio, a Febbraio Teramo (4 e 5), Milano (9), via via fino ad arrivare a Roma al Sistina il 6, 7, 8 e 9 aprile. Questa del tour è una dimensione ideale per un artista “giramondo” nato ad Hannover, di origini irpine, cresciuto a Scandiano in provincia di Reggio Emilia e che abita vicino alla stazione ferroviaria di Milano?
Capossela. Per niente. Amo moltissimo il senso dello spettacolo, ma detesto muovermi: la mia aspirazione è di arrivare fare un tour in unico teatro e portare gli spettatori a fare loro il “tour”…

7. COSIMO VENERITO
SU MODIGLIANI

Cosimo Venerito. In Modì racconti anche di occhi che tolgono l’età, le tue musiche sembrano riprendere con strumenti diversi quel percorso sospeso da Modigliani, come se pennellassi con la penna ciò che Modigliani lasciò nel vuoto degli occhi… ti rivedi in quest’inizio-non inizio?
Capossela. Con una domanda del genere devo dare una risposta-non risposta! Modigliani è stato un grande eroe della mia gioventù: come molti hanno avuto Jim Morrison, anche io ho il mio eroe sepolto a Père Lachaise insieme alla sua compagna Jeanne Hébuterne. Questa comunità di eterna dimora mi ha ispirato, quando ero più giovane, di scrivere una canzone su questo grande amore. Tutto quel disco, “Modì”, è intriso di quanto Modigliani è stato un emblema di come prendere la vita, l’arte, l’amore.

8. ELISABETTA TINTI
LA RELIGIONE


Elisabetta Tinti.
Nei tuoi brani sembra presente, se non dichiarato in “Ovunque Proteggi”, un forte senso religioso. Qual è il tuo rapporto con il Divino?
Capossela. Il grande Leonard Cohen è anche un monaco buddista. Non credo esista una disciplina che possa farmi arrivare a tanto. Però è vero che religione e rito cercano di spiegare o di dare una forma a tutto ciò che non conosciamo, dalle pulsioni della natura o il nostro stesso stare al mondo. Non sono andato molto avanti in un percorso di elaborazione religiosa, ma il fascino del rito può essere trasposto anche nello spettacolo.

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