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Democrazia e libertà di accesso alle informazioni

Posted by mido59 su 13 gennaio 2010

 

RHUSSO - pannello decorativo 1973

 

Questo interessante articolo, scritto dal gen. Di Guglielmo e già pubblicato sul Corriere Irpinia  il 2 gennaio 2010, affronta la delicata questione della libertà di accesso alle informazioni di pubblica utilità ed in particolare  a quelle relative all’ambiente e alla salvaguardia della salute dei cittadini.

 

Nel recente Convegno di studi sul tema “Comunicazione e postdemocrazia”, organizzato ad Avellino dal Centro di Ricerca Guido Dorso, sono stati trattati argomenti di di estremo interesse ed attualità, tra i quali: “Istituzioni e comunicazioni” (prof.H. Cavallera), “Democrazia e comunicazione” (prof. A. Trione), “Informazione e libertà” (dr. E. Corsi), “Informazione e democrazia” (prof. G. Dessì), “L’informazione e la crisi dell’arte civile del discorso” (dr. A. Scotto Di Luzio). Il presidente del Centro on. Antonio Maccanico ha, nel suo breve intervento introduttivo, affermato  che bisogna porre “al centro dell’attenzione le tematiche della democrazia e dell’informazione”. Rilevato poi che l’informazione è strettamente legata alla democrazia, ha sottolineata l’esigenza di  assicurane il pluralismo ed “il diritto di dare e di ricevere informazioni.                                                                                                                                                                           A conclusione  del Convegno, la prof. Clementina Gily ha aperto un breve dibattito sulla comunicazione riguardante la “libertà di accesso alle informazioni relative all’ambiente”, sancita dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, e da me presentata come  presidente della Pro Loco Andretta. Invitato a trattare personalmente la questione, ho riferito  di aver richiesto, anche nella qualità di direttore editoriale del periodico “L’Eco di Andretta”, (con nota del 2 gennaio 2009, diretta a vari organi istituzionali), elementi e notizie sulla vicenda connessa alla prevista costruzione di una megadiscarica per rifiuti in territorio di Andretta.  Premesso che non ho, finora ricevuto risposta alcuna, ho richiamato, nel dibattito il rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 195/2005, che, recependo la direttiva n. 2003/4/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio “relativa all’accesso del pubblico in materia ambientale” , ha assicurato “a chiunque la libertà di accesso alle informazioni relative all’ambiente”. La legge definisce <<informazione ambientale>> : “qualsiasi informazione disponibile […] concernente: 1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali,[…]; 2) i fattori quali le sostanze, l’energia, il rumore, le radiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, […], che incidono o possono incidere sugli elementi dell’ambiente; 3) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi” (art. 2 legge n. 195/2005). Il disposto legislativo riconosce, quindi, a ciascun soggetto, anche se non direttamente interessato, un diritto di informazione generale, che può essere negato solo in presenza di “riservatezza delle deliberazioni interne alle autorità pubbliche” ed in altri casi espressamente stabiliti (Gaetano NOE’, La nuova  disciplina dei rifiuti, 2008, p. 14). In relazione alle disposizioni legislative ed al fatto di non aver finora ricevuto alcuna risposta, malgrado solleciti, ho formulato , in sede di dibattito, il quesito se e come l’omessa risposta si concilia con il “diritto all’informazione” attribuito “a chiunque” dalla citata legge.                               

 Sulla problematica sollevata ha risposto il presidente dell’Ordine dei giornalisti, che, pur non escludendo chiaramente il diritto alle informazioni richieste, ha sostanzialmente riferito con argomentazioni generiche. Ho interpretato il chiarimento come un modo empirico per dire che la mancata risposta possa ricondursi sostanzialmente a cause di normale prassi amministrativa, per le quali sarebbero esperibili i mezzi apprestati dalla legge, come, data la complessità delle fonti, la formulazione della richiesta “attraverso il giornalista professionista”, responsabile del periodico.  

 Trattandosi di una problematica importante ed attuale, richiamo, in questa sede, innanzitutto la Convenzione di Arhus (Danimarca) del 25 giugno 1998 “sull’accesso alle informazioni , la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, la quale, “firmata dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri nel 1998, è stata approvata a nome della Comunità”. La convenzione, in vigore dal 30 ottobre 2001, ritiene che “un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell’ambiente”, contribuendo “a salvaguardare il diritto di ogni individuo delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere”. La convenzione, oltre a disporre l’impegno delle parti per l’adozione delle misure legislative, regolamentari  ed altre, nonché l’“assistenza e orientamento ai cittadini, agevolandone l’accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia”, ha affermato il diritto di “accesso del pubblico alle informazioni in materia ambientale”.                                                                                                      

La suindicata legge 195/2005 intende per pubblico: “una o più persone, fisiche o giuridiche, e le associazioni, le organizzazioni o gruppi di persone fisiche o giuridiche” (art. 2, lett. e). Dispone poi che, salvo i casi di esclusione del diritto di accesso, espressamente indicati, “l’autorità pubblica mette a disposizione del richiedente l’informazione ambientale quanto prima possibile e, comunque, entro 30 giorni dalla data del ricevimento della richiesta ovvero entro 60 giorni dalla stessa data nel caso in cui l’entità e la complessità della richiesta sono tali da non consentire di soddisfarla” prima. In questo caso l’autorità pubblica deve informare “tempestivamente e, comunque, entro il predetto termine di 30 giorni il richiedente della proroga e dei motivi che la giustificano”. (art. 3, nn. 2, 3 e 5). Inoltre stabilisce che , “Al fine di fornire al pubblico tutte le notizie utili al reperimento dell’informazione ambientale” l’autorità stessa deve istituire e aggiornare “appositi cataloghi pubblici dell’informazione ambientale contenenti l’elenco delle tipologie dell’informazione ambientale detenute ovvero si avvale degli uffici per le relazioni con il pubblico già esistenti”. La legge dispone ancora che “L’autorità pubblica informa in maniera adeguata il pubblico del diritto di accesso alle informazioni ambientali disciplinato”dal decreto (art. 4, nn. 1 e 3).               

Considerata la chiarezza delle disposizioni in esame, debbo ritenere che ci sia carenza di conoscenza non solo da parte del pubblico, ma persino dei responsabili degli Uffici pubblici. Nasce, quindi l’esigenza di affermare con questo mio intervento la presenza anche nel nostro ordinamento legislativo del “diritto di accesso” del pubblico alle “informazioni ambientali”, ai fini anche di tutela della salute pubblica e di rispetto del diritto stesso. Il cittadino ha diritto di conoscere tempestivamente e con chiarezza lo scopo e le caratteristiche di qualunque intervento sul proprio territorio, specie se è collegato con la tutela dell’ambiente e della salute pubblioca. Il richiamo alla legge in questione ha, peraltro, anche lo scopo di evitare il ripetersi di proteste popolari superflue ispirate da poca conoscenza della legge e delle resistenze dell’autorità pubblica di informare e di educare il cittadino sui doveri e sui diritti ad esso spettanti e costituzionalmente garantiti.

Nicola Di Guglielmo, presidente                 della Pro Andretta

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